Una buona coltivazione di una pianta parte proprio da una lettura appropriata delle etichette poste sulle nostre bustine. Questa piccola guida alla scoperta delle bustine di semi sarà utile per la comprensione delle informazioni sulle loro etichette e come utilizzarle durante la coltivazione.
Informazioni generali
L’informazione fondamentale che troviamo sull’etichetta dei semi è sicuramente la specie e la varietà, quest’ultima è fondamentale per capire, anche nel momento dell’acquisto, se la cultivar sia adatta al nostro ambiente per caratteristiche climatiche e pedologiche (suolo). Nella Figura 1 si può osservare la specie Cucumis melo (melone) e la varietà, ovvero Rugoso di Cosenza giallo. Un altro aspetto fondamentale è il quantitativo di seme presente nella bustina rappresentato dal peso netto (ad esempio 3 gr., 3 grammi).

Tenendo in considerazione che il peso dei diversi semi è differente, per esempio i piccoli semi del basilico e i medi semi di girasole, è importante sapere circa la quantità di seme presente per una determinata bustina rispetto al peso e alla stima del numero di semi (ad esempio, 3 grammi, 30-40 semi per grammo circa). Questo dato ci permette, insieme alla distanza di semina, di capire quanto seme utilizzare. Nella Figura 1 potete vedere anche altri dati per una catalogazione appropriata dei semi ovvero la chiusura della campagna, la categoria e la normativa che gestisce la semente (CE, normativa della Comunità Europea).
Informazioni per la semina e germinabilità
Nella Figura 2 si possono osservare delle informazioni importanti relativamente alla Craspedia globosa var. Drumstick, un fiore utilizzato come reciso. Dall’alto si osserva la quantità di seme (200 circa), di cui abbiamo parlato nel paragrafo precedente, e differenti indicazioni relativi alla semina. Inizialmente si osservano due possibilità di semina ovvero all’interno (ambiente protetto) che può avvenire a marzo, e all’esterno (in pieno campo o in vaso) tra aprile e maggio. Successivamente è presente la distanza tra le piante (25-30 cm), che è una misura importante per avere piante che crescono al loro migliore potenziale senza farsi competizione per luce o nutrienti con le altre vicino. Ultima informazione in alto è la profondità di semina: in questo caso si parla di semina superficiale, quindi sulla superficie del terreno o poco sotto. In alcuni casi si potrebbe leggere 1 cm o 5 cm, per esempio, ciò significa che è necessario fare un buco per porre il seme che ha bisogno di maggiore profondità per ottenere una buona germinazione.
Nel caso di orticole, come in Fig.1, non si osserva la distanza tra le piante, ma la distanza sulla fila/diradamento, e la distanza tra le file (questo per la modalità di gestione di orticole in orto o pieno campo). Diradamento significa che si semina in quantità maggiori lungo la fila/in semenzaio e poi si tolgono le piante di troppo. Spesso è visibile anche il periodo di raccolta.

Germinabilità
Attenzione va posta alla voce germinabilità e data validità germinazione. L’impollinazione e la formazione dei semi, per questioni naturali, non potrà mai portare a semi perfetti al 100%, ovvero non tutti germineranno e quindi daranno origine ad una pianta. Nell’esempio (Fig. 2) si legge 72%, ovvero 72 semi su 100 hanno la garanzia di germinare, in questo caso va presa in considerazione la possibilità di aumentare la quantità di seme durante la semina, così da avere il numero di piante di nostro interesse. Per la seconda informazione, ovvero la data di validità, si intende che la germinabilità del 72% è garantita fino a dicembre 2028, in condizioni di conservazione opportune. Successivamente a quella data, sempre per questioni naturali della degradazione del seme, la capacità di germinare si ridurrà. Alcuni semi, dopo la data segnalata, continueranno a dare origine a piante ma non nella percentuale in etichetta.
Le etichette dei semi biologici
Per legislazioni particolari, quali la certificazione biologica, sull’etichetta deve esserci la garanzia di questo marchio; in caso non sia presente il prodotto venduto, di qualsiasi tipo, non è garantita in nessun modo la coltivazione tramite agricoltura biologica. L’esempio in Figura 3 mostra la bustina di uno dei peperoni che vengono veduti sul sito, prodotto seguendo le pratiche di agricoltura biologica. A colpo d’occhio si può osservare il logo di certificazione biologica (foglia con le stelle dell’Unione Europea) mentre, guardando più attentamente si può vedere anche il codice di riferimento che inizia con BIO. Ultima informazione interessante nell’esempio è il Passaporto delle Piante (in foto sull’etichetta frontale, in basso): questa parte certifica che i semi seguono le legislazioni per la compravendita in Unione Europea, garantendone la qualità, l’assenza di malattie e rendere il prodotto riconoscibile e riconducibile a chi l’ha messo in commercio.



